Petit tetes, I

Antico

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di Mariano Brusca
a cura di Giusi Affronti

in mostra dal 27 gennaio al 17 febbraio 2012 presso neu[nòi] spazio al lavoro

Mariano Brusca, artista palermitano di mano sicura e occhio smaliziato, attinge in maniera personalissima all’eleganza delle linee e alla perfezione delle proporzioni della statuaria classica, guardando però di sottecchi alla scultura egizia. Egli è attratto dalla solennità e dalla simmetria del mondo greco arcaico: sa che l’armonia della forma umana esprime l’infinita armonia del cosmo.

Lo scultore richiama alla memoria gli idoli della cultura cicladica della prima Età del Bronzo e la squisita essenzialità compositiva delle civiltà precolombiane, tutte interpretabili in chiave primitivista.

I corpi dalle rotondità enfatizzate delle sue grottesche creature di terracotta dichiarano la loro contemporaneità: buffi personaggi di un Oriente stereotipato e favolistico, carico di suggestioni esotiche che riconducono ad atmosfere oniriche e affabulatorie.

Basta la piega di un labbro, il guizzo di uno sguardo, una maschera sugli occhi, un ricciolo sulla fronte, un tocco ceruleo o di carminio, il gesto di una mano per dare alla solidità di materiali nobili – pietra, bronzo, terracotta – la leggerezza di un’interpretazione che, pur radicandosi in studi sapienti, anela alla levità di un momento purissimo di gioia.

Pur nella differenza di supporti ed espressioni, gli stessi temi e la stessa cifra stilistica tornano nelle opere di grafica e di pittura: personaggi mitologici, angeli e singolari figure di fantasia, quieti nelle forme spesso ingombranti, si affollano sulla carta e sulla tela.

Mariano Brusca nasce a Palermo nel 1966. Nel 1985 consegue il diploma di pittura presso l’Istituto d’Arte di Palermo e nel 1989 quello di scultura presso l’Accademia delle Belle Arti. Vive e lavora nella sua città, dove insegna Ornato e Figura Modellata al Liceo Artistico Statale Damiani Almeyda. Le sue esperienze lavorative abbracciano diverse espressioni artistiche e, non limitandosi alla scultura o alla pittura, si estendono alla fotografia, alla grafica pubblicitaria, al restauro, alla scenografia (nel 2004 realizza le scene per “Mille e un velo”, spettacolo andato in scena per Taormina Arte al Teatro Antico).

Partecipa nel 2011 alla Biennale di Venezia.

Mariano Brusca nel dicembre 2009 si trasferisce a Guellela (Tunisia), paesino di origine berbera situato nell’isola di Djerba, dove lavora all’interno di un antichissimo atelier, in cui da undici generazioni la famiglia Sakkal si tramanda, di padre in figlio, l’arte della terracotta.

Qui realizza le opere in terracotta e ceramica che verranno esposte nel 2010 alla Maison des Artes a Tunisi. Ne nascerà una mostra itinerante dal titolo Terre mémoire che dalla Tunisia arriva in Sicilia, arricchita dalle fotografie di Antonio Claudio Cannizzaro ed ospitata presso il Palazzo Pucci di Petralia Sottana.

Guellala è molto apprezzata dagli stranieri grazie alla produzione artigianale di vasellame in argilla e terrecotte: piccole ampolle ed enormi anfore coloratissime da originali arabescati.

L’argilla sabbiosa, grossolana e piena d’impurità viene estratta manualmente dalle carrierès, cave profonde fino a otto metri, e viene idratata e sciolta in acqua per la lavatura. Gli operai dell’atelier Sakkal procedono ad impastare l’argilla, molto spesso con i piedi, come durante la pigiatura dell’uva durante la vendemmia in Sicilia: un’operazione molto delicata che serve ad eliminare eventuali bolle d’aria. Le sculture, infine, vengono modellate e poi cotte in forni scavati profondamente nel terreno e riconoscibili solo dalle cupolette ricoperte dall’argilla.

Mentre gli operai tunisini assemblano i colombini di argilla, simili a lunghi serpenti, arrotolati gli uni sopra agli altri, uniti fra loro e lasciati per ottenere una superficie compatta, Mariano Brusca lavora l’argilla e realizza con le anfore –  grandi contenitori a bocca larga, simili alle giare, usati in Tunisia per trasportare olio e grano – le sue figurazioni che nascono da un veloce schema disegnativo e sono soprattutto il frutto di un’abile manipolazione plastica.

Le forme ottenute sono figure tornite, obese, prorompenti variazioni sullo stesso tema; perifrasi di echi orientali e memorie classiche esse che si rivolgono verso il grottesco, il difforme, il mostruoso.

La forza del fuoco, dentro il forno, stabilisce se le figure avranno una colorazione timida tendente al bianco o raggiungeranno le gradazioni successive sino al vigoroso rosso mattone. L’artista ne tiene conto nella fase conclusiva del lavoro quando interviene, a freddo, con il colore.

Catturato dalla tecnica arcaica, preso dal luogo carico di una storia antichissima, procede spedito alla formatura dei vasi: Mariano Brusca, lavorando alacremente come un vasaio artigiano tunisino, si piega alla materia e si convince che le sue figure rivelano l’identità umana della terracotta.

 


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