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Disegnare all’ombra di una mucca

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di Filippo La Vaccara

a cura di Giusi Affronti

in mostra dal 15 dicembre 2012 al 20 gennaio 2013 presso neu[nòi] spazio al lavoro

La semplicità è una cifra iconografica e stilistica di Filippo La Vaccara. All’origine dell’immagine c’è l’idea. Subito l’artista ne trattiene la traccia con un bozzetto, un disegno: sono distillazioni della mente, sedimentazioni nella memoria, appunti essenziali, smaniosamente manoscritti. Da questa spontanea filiazione dell’idea nasce, sul vuoto della superficie – levigata, diffusamente colorata e, così, ecclissata – la solitudine dell’immagine. A volte occupa il centro, a volte un diverso – e fuori asse – baricentro. A volte è unica, a volte duplice o molteplice. A volte è una sineddoche, una parte per il tutto, un particolare dell’immagine immortalato con maestria da miniaturista.

Lo sfondo è un momento di silenzio, di vuoto, di assenza o presenza marginale, sfocata o sovraesposta. A volte è bianco. Oppure un orizzonte. In un altro è il cielo, dove la vibrazione cromatica del colore rende la sensazione liquida dell’atmosfera.

I disegni di Filippo La Vaccara sono fiabe mute avvolte da una fievole e fugace joie de vivre. Non è realtà né fantasia, l’artista partecipa della natura di ambedue: con un tratto delicato, inserisce personaggi e paesaggi in una dimensione ovattatata, senza tempo, spingendo l’immaginazione in luoghi sconosciuti, oltre l’apparenza e la forma. La narrazione non si sviluppa, non segue un’evoluzione, immette in un sentiero misterioso, a primo acchito facile da percorrere, di un viaggio le cui premesse e i cui esiti resteranno imperscrutabili. A tessere le trame dei racconti di Filippo La Vaccara sono una visione metafisica, un’atmosfera di sospensione e un’esperienza di beata inquietudine.

Sperimentando una molteplicità di tecniche e materiali, dall’antica tradizione della tempera su carta a materiali moderni da ferramenta quali colla per carta da parati e cera, le opere di Filippo La Vaccara sono popolate da un’umanità bislacca: abitanti di mondi fantastici, goffi animali, dalle molli fattezze, e ordinari esseri umani animano il soleggiato set di un thriller, senza titolo e a lieto fine.

Le immagini di Filippo La Vaccara, in alcuni casi quasi naif, tratte dalle illustrazioni per l’infanzia, dalle favole o dalle icastiche scenette votive degli ex voto, sono caratterizzate da immediatezza, forza della sintesi ed essenzialità della forma. Con una straordinaria economia di mezzi, Filippo La Vaccara rappresenta veri e propri non–sense, scene sospese tra metafisica e quotidiano, tra incredibile e verosimile, tra sogno e realtà. L’impossibile si fa normalità. L’artista sfida gli osservatori ad orientarsi in un universo capovolto senza perdere l’equilibrio, senza precipitare giù dalle proprie abitazioni, in un villaggio che sorge tra le alte praterie di peli di un gigantesco animale in caduta libera nel cielo. Nel mondo di Filippo La Vaccara non sappiamo mai se si è con i piedi per terra o con la testa fra le nuvole.

 


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