U fistinu, part. I

HUMAN

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di Giacomo Rizzoa cura di Giusi Affronti

in mostra dal 31 marzo al 10 aprile 2012 presso neu[nòi] spazio al lavoro

<<Un catalogo umanoide pronto all’uso>>: circonlocuzione sagace, quella di Francesco Lucifora, per raccontare l’opera di Giacomo Rizzo

I suoi personaggi, completi di abiti ed accessori minuziosamente scolpiti, sono immortalati in un coacervo di azioni, consuetudini, contingenze ed inquietudini della vita quotidiana. Alcuni si muovono in un contesto che viene solo suggerito dai titoli, facendone quasi captare l’atmosfera, i rumori e le voci. Una coppia palermitana sembra discutere nel giorno della festa di Santa Rosalia (“U fistinu”). Il caldo di un’estate afosa, la fatica di una lunga passeggiata, il brontolio dell’anziano uomo, la sensuale generosità del corpo della donna: percepiamo ogni cosa.

Un mondo colorato, quello di Giacomo Rizzo: attraverso velature sovrapposte e mai coprenti traspaiono la materia, la carne, i muscoli. Capace di una eccezionale caratterizzazione anatomica, l’artista scolpisce ora dorsi erculei ora flaccidi addomi con tratto segnico inconfondibile e sorprendente intensità espressiva.

Il percorso artistico di Giacomo Rizzo è segnato da un originale modo di intendere la scultura figurativa: la ricerca personale sulla forma plastica supera l’Iperrealismo di maniera degli anni Settanta, poiché non si serve di calchi da modelli vivi e non rispetta le reali dimensioni delle figure umane; l’osservatore sa di trovarsi di fronte ad una copia della realtà.

La terracotta e la resina sono i materiali usati per dar vita a queste figure. L’artista sperimenta soluzioni diverse che, grazie alla sua abilità manuale e tecnica, restituiscono nella solida costruzione formale la morbidezza della carne e la tensione dello spirito in un sottile equilibro tra stasi e movimento.

Corpi in equilibrio su strutture metalliche essenziali – moderno abaco dell’età adulta -, la perturbante minaccia di un uomo in camicia e cravatta che nasconde la propria identità dietro un passamontagna, l’allucinata figura di un pazzo che, spiato in un frame di vita manicomiale, ammonticchia ossessivamente vecchie sedie sono il sintomo di un ancestrale disagio esistenziale. L’artista, appunto, traduce in materia le fragilità, le ansie, i turbamenti – più mentali che fisici – dell’essere “umano”.

 

Giacomo Rizzo nasce nel 1977 a Palermo, dove vive e lavora. Dal 2006 è docente di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo.

Nel 2006, inoltre, riceve il premio “ANTONINO MAGGIO” per essersi distinto nel panorama artistico di Palermo dalla Fondazione Ignazio Buttitta e dall’Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana.

Ha partecipato a manifestazioni culturali ed artistiche di carattere nazionale ed internazionale. Oltre all’attività artistica, ha lavorato come scultore e scenografo in diversi teatri d’Italia e d’Europa: Teatro Massimo di Palermo, Real Teatro di Genova, Teatro Operà di Marsiglia (FR) e l’Ente Autonomo Piccolo Teatro di Milano gemellato con l’I.N.D.A (Istituto Nazionale del Dramma Antico), nello spettacolo “Prometeo Incatenato” (Eschilo), per la realizzazione della colossale statua di ventisette metri raffigurante Prometeo incatenato nelle rocce del Teatri Greco di Siracusa, regia di Luca Ronconi.

 


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