Paesaggi Costruiti

Paesaggi Costruiti – straniamento e genius loci

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di Mauro Filippi

a cura di Giusi Affronti

in mostra dal 19 gennaio – 21 febbraio 2014 presso neu[nòi] spazio al lavoro

<<[…]Attraversare la vita così come si attraversa una città>> scriveva, a metà del secolo scorso, il pittore Francis Picabia. Così Mauro Filippi, appassionato architetto e ingordo viaggiatore, muove i suoi passi per le strade delle città che attraversa, studiandole con la macchina fotografica e non su un tavolo da disegno, concedendo compiaciuto spazio al vuoto.

Il “paesaggio costruito” coincide per lui con un momento di transizione: passando da una realtà urbana all’altra, ricerca analogie, convergenze e dissonanze. Sono le città ad essere le protagoniste della fotografia di Mauro Filippi: dalla “sua” Palermo a Parigi, Toledo, Bucarest, Budapest, arrivando oltreoceano fino a New York, Ottawa, Tokyo, Osaka. La macchina fotografica è una sorta di moleskine digitale: un’agenda di pixel sulla quale imprimere immagini urbane ed annotare paesaggi architettonici.

Un punto di vista spregiudicato e libero: l’attitudine del fotografo a rallentare la visione si contrappone all’accelerazione contemporanea, alla frenesia delle città di oggi. Straripanti di storia, si perdono e si confondono in rivoli e tessuti, stratificazioni e sovrapposizioni, insediamenti e lesioni, come pelle cresciuta su epidermidi già formate. Mauro Filippi studia i contesti urbani, indagando le loro contraddizioni storico-sociali: i suoi scorci cittadini, silenziosi e stranianti, raccontano la decontestualizzazione dei luoghi: qui il “capriccio” delle vicende umane sembra aver trasgredito il genius loci, lo spirito del luogo, generando una perdita d’identità. Attraverso la macchina fotografica, egli analizza ciò che dal suo punto di vista incarna una cultura architettonica aberrante, incapace di svilupparsi secondo un programma consapevole. Le “sue” città, apparentemente abbandonate, si configurano come somma visiva di piccole e grandi architetture tra loro collegate e separate dagli spazi vuoti: strade, piazze, cielo, terra. Nel momento in cui sceglie di aspettare che l’edificio si svuoti del brulichio delle persone prima di fotografarlo, Mauro Filippi rende esplicito l’intento di isolare un “punto di vista” tra i tanti possibili: il benessere e la malattia che si accompagna, nel presente, al fascino della bellezza legata al passato. Trasformazioni economiche, imborghesimento, sviluppo urbano, degrado rendono difficile, oggi, le contaminazioni tra storia e contemporaneità: da qui la beata curiosità di Mauro Filippi per il caos, il “disordine” delle città, della natura, l’inevitabile stratificazione di materiali dell’era industriale. La fotografia è uno strumento “politico” per documentare e rappresentare la società, per esprimere la verità. L’estetica è secondaria.

Nel lavoro di Mauro Filippi non c’è traccia della presenza umana, se non suggerita nell’artificio della costruzione architettonica. Una città, priva dei suoi uomini, silenziosa, nell’apparente neutralità di uno sguardo immobile, lascia trasparire tutta l’emozione e il movimento che soli ci fanno stabilire un contatto con i luoghi. Il vuoto non è assenza, è – parafrasando Gabriele Basilico – <<una condizione dell’attraversamento. […] E’ uno spazio costruito che, a causa dell’assenza degli uomini, diviene protagonista di sè stesso, colmando virtualmente il vuoto. In un certo senso può rappresentare simbolicamente l’umanità. Un vuoto pieno in cui la vita degli uomini è testimoniata dall’architettura>>.

Mauro Filippi mette a nudo il contesto urbano così da rivelare la struttura essenziale delle città: se le persone ne trasformano e condizionano il corpo e la psicologia, le sue fotografie, attraverso l’azzeramento dell’energia dell’attività sociale, ne cercano la vera identità, il puro e contraddittorio es.

L’assenza delle persone rappresenta, dunque, l’assenza del tempo, il sintomo per antonomasia che definisce l’architettura. La scelta d’inquadrature rigorose, geometricamente impaginate, tenta di celare la personalità del fotografo dietro l’apparente neutralità dell’immagine. La fotografia si configura così come un metodo per guardare e rappresentare i luoghi non per catalogarli o definirli, ma per scoprire e costruire immagini che siano nuove possibilità di visione.

Poche fotografie, all’interno dell’archivio di Mauro Filippi, ritraggono Palermo. Impossibile, per lui, adottare nella città dove vive il punto di vista libero e democratico del turista. La città ritratta è quella non storica, non classica, bensì quella che prende forma e vita in aree marginali, non necessariamente nelle periferie, ma comunque in zone senza gloria e senza fasti. Egli osserva e racconta luoghi usurati e vissuti, non con lo spirito dell’archeologo industriale né con nostalgia, ma con la coscienza che certi luoghi sofferenti ci condizionano: questi sono un patrimonio di vita e cultura, un passato e un presente con il quale il futuro dovrà fare i conti. Le fotografie dedicate a Palermo colgono quel senso di abbandono che vive ancora oggi e che diventa parte dell’architettura e della vita dei suoi abitanti, nonostante tutte le cartoline da Grand Tour possibili.

 

Mauro Filippi nasce ad Alcamo nel 1987. Si laurea in Architettura a Palermo nel 2010.

Nel 2010 partecipa alla mostra collettiva organizzata all’interno della manifestazione “Alcart: legalità e cultura” di Alcamo, promossa dalle associazioni culturali universitarie Kepos e Movimento degli Universitari. Nel 2011 intraprende una collaborazione con il Brass Group di Alcamo. Nello stesso anno si classifica primo al concorso “Le città (in)visibili”, bandito dall’Associazione Italiana Studenti di Architettura, in collaborazione con le associazioni Tesla, Studenti di Ingegneria e Fare Università.el 2012 è vincitore del concorso “INSIDE_Istantanea d’architettura”, proposto dall’Associazione Giovani Architetti della Provincia di Trapani, ottenendo una pubblicazione all’interno di “PROGETTARE. Architettura, Città, Territorio”, rivista nazionale di architettura. Nel 2013 partecipa all’esposizione “CITIES || CITIES: Alterità e forme composite”, con il fotografo Gianluca Nuzzo, presso lo Studio Pipitone (Alcamo), in occasione della manifestazione Weekend con l’Architettura, patrocinata dall’ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Trapani e dall’Istituto Italiano di BioArchitettura.

Attualmente lavora per PUSH, no-profit palermitana attiva nel campo della social-innovation, portando avanti diversi progetti fotografici sulle città e sulla Street Art.

 

per informazioni:
neu [nòi] – spazio al lavoro, via Alloro 64, 90133 Palermo
+39 091 783 21 07 | +39 393 979 97 32 | www.neunoi.it


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