Il progetto

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<<Nel mercato le opere sono merce,
nel museo documento,
nelle mostre [e nella vita quotidiana] devono poter respirare>>.
Germano Celant, 1997

Gennaio 2012. Un’idea semplice. L’incontro di due giovani imprenditori, Michelangelo Pavia e Giuseppe Castellucci. Centocinquanta metri quadrati di bianco e vetrate, due scale (di colore rosso carminio e verde acido), soppalco con cucina, il prato di piazza Magione dietro l’angolo: al piano terra del settecentesco Palazzo Castrofilippo, nel cuore del centro storico di Palermo, nasce neu [nòi] – spazio al lavoro.
Uno spazio destinato al coworking è progettato per la creazione e lo sviluppo di una comunità di professionisti freelance, imprenditori, creativi e piccole o grandi aziende; questa piattaforma di lavoro si ispira a valori come la collaborazione, la condivisione, la sostenibilità.
Da una scommessa di neu [nòi] sull’arte contemporanea nasce neu [nòi] – spazio all’arte. Una scommessa, un’idea progettuale ambiziosa e un incontro: Michelangelo Pavia, architetto milanese, e Giusi Affronti, giovane storico dell’arte palermitano, da gennaio lavorano insieme ad una rassegna di mostre aperta alle nuove ricerche del panorama artistico siciliano e libera dall’assoggettamento alle leggi dell’industria culturale locale.
Vero e proprio leitmotiv del progetto è la sperimentazione di nuove modalità espositive in contrapposizione alla tipologia tradizionale del white box (scatola bianca), ovvero un ambiente asettico, spesso dipinto di bianco, da cui viene epurato ogni arredo, ogni tappezzeria, ogni oggetto d’uso quotidiano.

neu [nòi] – spazio all’arte, di volta in volta, intende esporre le opere in mostra in spazi pubblici, spazi di lavoro, spazi vissuti, luoghi d’incontro, non-luoghi: un palazzo, un coworking, un ufficio, un caffè letterario, una stazione ferroviaria. Non un’arte blindata in “contenitori” ad essa storicamente dedicati (musei, kunsthalle, gallerie), messa in vetrina, scortata da obsoleti dissuasori ma un’”ar.te ab.itata”, a misura d’uomo, a portata di mano, esperita in ogni momento della giornata, vissuta quotidianamente. Una siffatta vocazione dello spazio espositivo consente alle opere in mostra non soltanto di raggiungere un pubblico di professionisti dell’arte, di amatori, di curiosi ma anche di “rimorchiare” visitatori involontari, magari persone che in vita loro non hanno mai visto un museo!
La diffusione delle opere d’arte in spazi non al servizio dell’arte trasforma la sua fruizione da affettato vezzo di un’oligarchia ad abitudine generalizzata e trasversale, fornendo a questo neonato pubblico di “rimorchiati” dall’arte metodi e strumenti di lettura delle opere, educandolo al (buon) gusto, stimolandone la sensibilità ed arricchendone la Weltanschauung.
Principale protagonista del progetto, neu [nòi] – spazio all’arte, è lo spazio di coworking: open space razionalista ed accogliente dove trovare una postazione di lavoro, una connessione ad Internet, una sala riunioni, frutta fresca e caffè.
Uno spazio camaleontico abitato da un’eclettica famiglia di professionisti che gode dello straordinario privilegio di lavorare in un ambiente molto più che ergonomico: alle pareti, sulle scrivanie, negli angoli destinati agli attaccapanni, ora un acrilico su tela dai colori brillanti, ora una scultura iperrealista di terracotta, ora una fotografia d’autore, magari di piccolo formato, ora un’installazione site-specific, ovvero un intervento concepito ad hoc dall’artista per un luogo preciso: [neu nòi]. Uno spazio di lavoro e, insieme, uno spazio dedicato all’arte.


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