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Seibutsu

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di Angelo Sturialea cura di Giusi Affronti

in mostra dal 15 settembre – 5 ottobre 2012 presso neu[nòi] spazio al lavoro

La meccanica del disegno. “Non si può spiegare a parole né descrivere in una lista di cose o atti la sequenza che porta a riconoscere l’inizio e la fine di un disegno. È una combinazione di fattori, di sinergie, di elementi logici e irrazionali, di temperature interiori ed esteriori, di umori, di casualità, di estremo calcolo e meccanica muscolare che fa sì che un insieme di tratti ordinatissimi alla vista prenda corpo su una superficie cartacea. È questione di sistema, di chimica, di fisica-chimica, di binomio perfetto tra carta e penna, tra inchiostro e colore, tra curve e rette, tra meditazione e caos mentale, tra precisione e abbandono, tra istinto e rigore”.

Angelo Sturiale è un artista poliedrico, un compositore e un poeta. Egli è un onnivoro ricercatore di armonie.

L’arte di Angelo Sturiale si nutre solo di se stessa e della propria ossessione, nasce da un autentico principio di <<necessità interiore>>. Ed è viscerale perché, scevra dalla compiacenza della mimesi della tradizione culturale occidentale, conduce alla sorgente dell’azione creativa ed alla selvaticheria delle pulsioni.

La storia dell’arte è storia dell’intensità e ossessione è la parola-chiave per rimemorare, trasfigurare e sopravvivere senza altra finalità che il proprio registro esistenziale. La <<mitologia individuale>> di un artista, parafrasando Harald Szeemann, è un luogo spirituale ed esclusivo in cui il singolo pone quei segni, simboli e segnali che per lui significano il mondo: un tentativo di opporre al grande disordine del mondo il proprio ordine immaginario, che nasce sempre da un’ossessione, da una necessità compulsiva di creare al servizio di un percorso interiore.

La ricerca di Angelo Sturiale nel campo della musica si contraddistingue per la sua indagine sulla relazione tra segno e suono. A partire dalla paziente pratica manuale di scrittura su pentagramma, Angelo Sturiale sviluppa una poetica del disegno che si emancipa dalla referenzialità sonora e dalle funzionalità solitamente legate all’esecuzione musicale.

Le sue opere nascono dall’esclusivo uso di penne ad inchiostro e supporti bianchi o neri: l’artista compone, scompone e ricompone architetture, geografie e paesaggi interiori, sapientemente intessuti in forme ideogrammatiche e grovigli magmatici e filamentosi. Segni rapidi, calligrafie arabescate e ghirigori labirintici costruiscono griglie instabili che si espandono senza confini. Non vi è centro né gerarchie: un disegno all over (a tutto campo), denso fino alla adiastematicità (assenza di intervalli), dove il dettaglio fino al cesello è la prima cosa che si coglie.

La lezione dell’Oriente fa il resto: dall’arte giapponese deriva la visione priva di prospettiva, la fluttuazione delle figure nello spazio, la ricerca dell’asimmetria della composizione, il vuoto (come pienezza del nulla) al centro della tela, l’abbondanza della decorazione, i campi di colore piatto, la stampa in nero della tecnica xilografica.

“Seibutsu”, infatti, è un termine giapponese che significa “organismo, qualsiasi forma di essere vivente”. Le mappe di Angelo Sturiale sembrano respirare e vibrare sotto gli occhi dello spettatore. L’espansione organica ed incessante dei grafemi sul foglio suggerisce, in senso sinestesico, la propagazione di suoni nell’aria. Nonostante non vi sia alcuna sollecitazione acustica, i disegni di Angelo Sturiale costituiscono un invito alla ricostruzione mentale di un’opera visiva che implica anche un “sentire” musicale. Transcodificando la scrittura di crome e biscrome nei quattro spazi o nelle cinque righe di un pentagramma in significanti attinti da culture diverse, Angelo Sturiale è il compositore di un tracciato musicale destinato ad un orchestra inesistente all’orecchio ma poderosa all’occhio.

 


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