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Vorrei che la mia vita fosse un quadrato / Cronache di un abbandono / Noli me tangere

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di Giovanna Marascia e Angelo Sicurellaa cura di Giusi Affronti

in mostra dal 16 giugno al 5 luglio 2013 presso neu[nòi] spazio al lavoro

Come un foglio bianco e una penna, la macchina fotografia è uno dei tanti mezzi possibili per esprimere se stessa e per raccontare la vita di ciascuno di noi … Giovanna Marascia (Palermo, 1983), attraverso una concezione artigianale della fotografia che presuppone un lento processo dallo scatto alla stampa nel suo piccolo studio nel centro storico della città, ci restituisce una collezione di “cartoline” in bianco e nero.

Facciate, finestre, porte e pareti divengono il palcoscenico del suo occhio: l’artista rabdomicamente immortala la geometria di esterni sospingendo la sua (e la nostra) curiosità ad immaginare il fluire della vita che si svolge all’interno. Un vecchio stendino penzolante da una finestra, un paio di stivali sulla soglia di un uscio assolato, la saracinesca serrata di una bottega: tutto ci parla delle persone che abitano quei luoghi. Eppur niente si muove.

A raccontare le sensazioni di uno spirito solitario, in un dialogo tra suoni e visioni, interviene il musicista Angelo Sicurella (Palermo, 1981): “Noli me tangere”, composizione mistica ed impetuosa, riprende le musiche dell’opera “Kovantscina” (1872 – 1880) di Modest Petrovič Musorgskij, rielaborate attraverso l’uso di drum-machine, strumenti elettronici ed oggetti. Prevalgono suoni cadenzati e regolari, come il battere di persiane contro i telai tra il fruscio del vento. Si odono voci maestose e soffocate provenire da un passato lontano, attraverso una parete.

E a contemplar pareti lo spettatore è consegnato, rarefacendo segni, suoni e significati: l’artista sgattaiola dalla stanza, richiudendo la porta dietro di sé. Cenni di ombre, superfici grigie, non-fotografie, “cronache di un abbandono”. A scandire stati d’animo che sono attimi di tutti, il lento ticchettio di un cucù, nascosto dentro una scatola di legno, al di là di una parete.

 


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